VITA.it racconta il modello inclusivo del CFP ConsolidaIn corsa per l’inclusione: il CFP Consolida alla Spring Run
“Se l’insegnante di sostegno non è più ‘mio’”: è questo il titolo dell’articolo che VITA.it ha dedicato al CFP Consolida di Lecco, raccontando un modo diverso di intendere l’inclusione scolastica e il ruolo dell’insegnante di sostegno.
Al centro dell’esperienza del CFP Consolida c’è una scelta precisa: in classe sono presenti due docenti, ma il secondo insegnante non lavora esclusivamente con lo studente con disabilità. La sua presenza è al servizio dell’intero gruppo-classe, in una logica di co-conduzione e corresponsabilità educativa.
Una classe, non percorsi separati
Al CFP Consolida l’inclusione viene costruita attraverso una didattica laboratoriale e per competenze, nella quale gli studenti sono protagonisti e imparano anche attraverso il fare, la collaborazione e il lavoro in gruppo.
Il docente che conduce l’attività e il collega che accompagna le dinamiche della classe possono così rispondere ai bisogni che emergono durante il percorso, senza creare una separazione tra lo studente con disabilità e il resto dei compagni.
Anche gli strumenti pensati per rispondere a una necessità individuale possono diventare risorse a disposizione di tutti. Una prospettiva che permette di trasformare il bisogno del singolo in un’opportunità per l’intero gruppo.
Inclusione significa anche autonomia
Come racconta nell’intervista il direttore del CFP Consolida, Andrea Sangalli, uno degli obiettivi di questo approccio è evitare che il supporto si trasformi in sostituzione, favorendo invece l’autonomia e la partecipazione degli studenti.
Un aspetto particolarmente importante durante l’adolescenza e in un contesto di formazione professionale, dove la scuola è anche il luogo in cui prepararsi al futuro, al tirocinio e al mondo del lavoro.
Lo sviluppo delle competenze, infatti, non riguarda soltanto la conoscenza degli argomenti, ma anche la capacità di mettersi in gioco, collaborare, lavorare in team e riconoscere e valorizzare le proprie risorse.
Una scuola attenta ai bisogni di tutti
L’approccio raccontato da VITA.it non riguarda esclusivamente gli studenti con certificazione di disabilità. La metodologia adottata permette di prestare attenzione anche a studenti e studentesse senza certificazione, che possono avere comunque bisogno di un supporto maggiore o affrontare percorsi scolastici più fragili e complessi.
È una scelta che nasce dalla convinzione che l’inclusione non sia un percorso parallelo per alcuni, ma un modo di progettare la scuola pensando alla classe nel suo insieme.
In questa prospettiva, la formazione continua dei docenti e il lavoro pedagogico sul gruppo rappresentano elementi fondamentali. Il confronto con il Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (CPP), fondato dal pedagogista Daniele Novara, contribuisce a sostenere questo percorso e a sviluppare una cultura educativa attenta alle dinamiche del gruppo e alla crescita dell’autonomia.
L’obiettivo è costruire un ambiente di apprendimento nel quale ciascuno possa trovare il proprio spazio, sviluppare le proprie competenze e sentirsi parte della comunità.